Culto e Pietà Mariana nel Medioevo (Sec. XI-XVI)



Baixar 34,17 Kb.
Encontro22.04.2017
Tamanho34,17 Kb.
Culto e Pietà Mariana nel Medioevo (Sec. XI-XVI)

Corrado Maggioni, S.M.M.

http://www.culturamariana.com/pubblicazioni/fine18/pdf/Fine18_maggioni_81-129.pdf

1. L'«AVE MARIA»1

      C'è da pensare che fin dai tempi apostolici non sia sfuggita ai cristiani l'importanza della figura di Maria nel vivere in Cristo. Insieme all'indispensabile esserci di Maria nei misteri di Cristo, le pagine del Vangelo lasciano trasparire discretamente la venerazione a lei attribuita dalla primitiva comunità cristiana. Lo si intravede dalla lode rivoltale da Elisabetta: «Beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore» (Lc 1,45); dalle parole del Magnificat: «D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48); dall'esclamazione dell'anonima donna della folla che alzò la voce per dire a Gesù: «beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte» (Lc 11,28). Sono espressioni variamente riprese nelle preghiere e nei canti che costellano i due millenni di pietà mariana della Chiesa, in Oriente come in Occidente.


      Pur non avendo documenti della primissima ora, c'è tuttavia da credere che lo spessore di espressioni del Vangelo come: Vergine Maria (Lc 1,27), Rallegrati, piena di grazia (Lc1,28), benedetta fra le donne (Lc 1,42), Madre del Signore (Lc 1,43), beata per aver creduto(Lc 1,45), Madre di Gesù (Gv 2,1; At 1,14), abbia almeno pervaso la preghiera delle prime generazioni cristiane, quando non sia un'esplicita testimonianza dello loro venerazione mariana. Non c'è da dubitare che i fedeli abbiano attinto al saluto dell'Angelo Gabriele come all'esclamazione di Elisabetta e ad altre espressioni evangeliche per lodare e invocare la Madre del Signore. E' noto il rinvenimento del graffito chaire maria sulla base di una colonna appartenuta alla primitiva chiesa edificata a Nazaret, segno - tra l'altro - dell'uso venerando di rivolgersi a Maria con le medesime parole di Gabriele.
      L'accostamento di espressioni tratte dal Vangelo non tardò a farsi strada, se l'unione del saluto dell'Angelo: «Ave (Rallegrati), Maria, piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1,28), con l'esclamazione di Elisabetta: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo» (Lc 1,42), ricorre in Oriente nella liturgia fin dal IV secolo2. Sappiamo dello sviluppo dei chairetismoi, espressioni laudative, con risvolto supplicativo, che traggono ispirazione dal saluto dell'Angelo. Lo stesso inno Akathistos del resto (sec. V), che canta la riflessione mariologica dei primi tre grandi concili ecumenici, altro non è che una estensione-dilatazione del chaire rivolto da Gabriele alla Vergine nell'ora dell'incarnazione del Verbo.
      Dei secoli VI e VII si conoscono due òstraka che riportano tre tipi di preghiera a Maria con l'abbinamento dei due saluti evangelici alla Vergine, conclusi così: «Perché tu hai concepito il Cristo, il Figlio di Dio, il Redentore delle anime nostre». In Occidente, l'unione dei medesimi versetti di Luca (ossia la prima parte dell'Ave) compare negli Antifonari medievali come antifona d'offertorio per la messa della IV domenica di Avvento, del mercoledì delle Tempora di Avvento e della festività del 25 marzo.
      Propagandosi al di fuori del contsto liturgico, l'Ave Maria (fino a benedictus fructus ventris tui) è divenuta una formula di preghiera nota a tutti. Se le prime raccomandazioni a rivolgere a Maria il saluto dell'Angelo si incontrano in san Pier Damiani († 1072), fu nel XII secolo che prende piede la diffusione tra il popolo della recita dell'Ave Maria. La favorì anche una legislazione in proposito: la prima prescrizione è contenuta in un canone del Concilio di Parigi del 1198, dove si domandava ai preti di esortare il popolo ad imparare a memoria il Pater, il Credo e «il saluto della beata Vergine»3.
      Nel XIII secolo questa normativa si generalizzò, soprattutto in Francia, Inghilterra e Italia, divenendo l'Ave Maria la preghiera distintiva dei cristiani, adulti e bambini. Nel 1251 il Capitolo generale dei Certosini stabilì che, a Compieta, dopo la Salve Regina, fosse recitato in ginocchio il versetto: Ave Maria, seguito dall'orazione Concede nos (dalla messa votiva del sabato).
      Oltre all'importanza svolta dalla predicazione popolare per propagare la recita dell'Ave Maria, contribuirono al suo successo una fioritura di racconti edificanti concernenti straordinari prodigi ottenuti grazie a questa preghiera (le raccolte dei miracoli di “Notre Dame”), così come la diffusione della pratica ascetica di compiere un certo numero di genuflessioni recitando l'Ave Maria. L'invito a pregare quotidianamente l'Ave Maria in vista di ottenere favori spirituali e materiali fu propagato ad esempio dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine († 1298)4. Dante († 1321), nella cantica del Paradiso, la sente intonare dall'arcangelo Gabriele, cui rispondono in coro tutti i beati5.
      Dalla ripetizione del saluto angelico sorse il genere di preghiera chiamato “saluto mariano”, composto da una serie di invocazioni che iniziavano con AveGaudeSalve. Le stesse Laudi in onore della santa Vergine echeggiano spesso il racconto dell'Annunciazione, motivo di lode a Dio e a Colei che ha dato carne al Verbo divino.
      Un riscontro evidente del contesto spirituale in cui la devozione a Maria pervade il tessuto quotidiano dei singoli e delle comunità è offerto dall'arte: pensiamo all'affresco dell'Annunciazione posto dal Beato Angelico sulla parete in cima alla scala che, nel convento di san Marco a Firenze, porta ai corridoi delle celle, sotto il quale affresco la mano dell'Angelico ha scritto: «Virginis intacte cum veneris ante figuram pretereundo cave ne sileatur Ave». L'atteggiamento di umile e fedele “servizio” proprio dell'Angelo ispira e si prolunga in chi sceglie di porsi in devoto servizio di Maria, scelta quale Signora e Regina.
      Nella seconda metà del XIV secolo troviamo il testo più arcaico dell'Ave Maria, compresa la supplica, aggiunto a mano sul dipinto dell'Annunziata di Firenze da fra Giovanni Giorgi († 1391):

«Ave, dulcissima et immaculata virgo Maria: gratia plena, dominus tecum: benedicta tu in mulieribus et benedictus fructus ventris tui Jesus. Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis nunc et in hora mortis. Amen»6.



      Nel XV secolo la preghiera raggiunge la forma che conosciamo ancora oggi. San Bernardino da Siena, in una predica del 1427, riferisce le parole: «Sancta Maria, Mater Dei ora pro nobis». E un Breviario romano dei secoli XIV-XV aggiunge le ultime parole: «ora pro nobis nunc et in hora mortis nostrae. Amen», ponendo la recita dell'Ave Maria dopo Compieta. C'è chi pensa che proprio questa collocazione al termine della giornata, prima del sonno notturno, abbia favorito l'aggiunta finale: «et in hora mortis nostrae». Sarà san Pio V a introdurre la formula dell'Ave Maria nel Breviarium Romanum (1569), prescrivendola dopo il Pater noster «ante Matutinum et omnes Horas praeterquam ad Completorium».


1 Cf. H. LECLERQ, Marie (Je vous salue), in DACL, X/2, Paris 1932, coll. 2043-2062; H. THURSTON, Ave Maria, in Dictionnaire de Spiritualité, I, Paris 1937, coll. 1161-1164; E. CAMPANA, Maria nel culto cattolico, cit., I, 519-564; W.M. BÉDARD, L'évolution de l'“Ave Maria” du XIIe au XVe siècle, in De cultu mariano saeculis XII-XV, cit., II, 243-249; J.IBÁÑEZ - F. MENDOZA, El “Ave Maria” y su valor cultual en los autores de la baja edad media, in ivi, 251-271; S. MAGGIANI, Angelus, in NDM, 26-29; J. EVENOU, Liturgie et devotions, in “Notitiae” 23 (1987), 39.

2 Nell'anafora di Giacomo fratello del Signore, dopo le intercessioni, il ricordo di Maria è introdotto dal saluto ripetuto tre volte: «Ave, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo, perché hai generato il Salvatore delle anime nostre». Similmente nell'anafora di san Marco.

3 Cf. MANSI, Conciliorum..., cit., XXII, col. 881.

4 Cf. JACOPO DA VARAGINE, Legenda Aurea, Libreria Ed. Fiorentina, Firenze 1990, 238-240.

5 Cf. Paradiso, XXXII, 94 ss.

6 Cf. S. MAGGIANI, Angelus, in NDM, 37, nota 42.


©bemvin.org 2016
enviar mensagem

    Página principal